Matera: un lungo viaggio dalla “vergogna nazionale” alla Capitale Europea della Cultura
Era l’11 novembre 1986 quando Matera voltò pagina, iniziando un nuovo capitolo destinato a cambiarne il destino. La Legge 771, approvata in quella data, rappresentò una svolta decisiva per la conservazione e il recupero dei Rioni Sassi e dell’altopiano murgico, dichiarati di preminente interesse nazionale. Con uno stanziamento di 100 miliardi di lire, si avviava un progetto ambizioso che, trent’anni dopo, avrebbe portato Matera al riconoscimento di Capitale Europea della Cultura 2019.
Dagli abissi della “vergogna” alla rinascita
La lunga marcia di Matera verso la luce iniziò in un’epoca molto diversa. Il 1° aprile 1948, durante un comizio, Palmiro Togliatti definì la città un’”infamia nazionale”. Qualche anno dopo, nel 1951, il presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, in visita a Matera, dichiarò che i Sassi erano una “vergogna nazionale”. Nel 1952, la prima legge speciale sui Sassi sancì il loro risanamento, ma si tradusse principalmente nello sfollamento degli antichi rioni, con la creazione di nuovi quartieri come Serra Venerdì, Lanera e Spine Bianche, e del Villaggio La Martella, progettato da Ludovico Quaroni.
I Sassi, considerati simbolo di miseria e dannazione, furono abbandonati, e ci fu persino chi ne propose la distruzione. Tuttavia, alcuni visionari andarono controcorrente: l’associazione La Scaletta, tra cui l’attuale sindaco Raffaello De Ruggieri, acquistò e ristrutturò proprietà nei Sassi, segnando l’inizio di un movimento di recupero.
Il rilancio grazie allo Stato
La svolta arrivò il 30 dicembre 1981, quando il Presidente Giovanni Spadolini diede avvio ai primi lavori di conservazione e restauro. L’impegno concreto dello Stato si concretizzò però con la Legge 771 del 1986, che assegnò a Matera le risorse e gli strumenti per il recupero dei Sassi.
Da quel momento, Matera entrò in una nuova fase della sua storia. Nel 1993, i Sassi furono riconosciuti come Patrimonio dell’Umanità UNESCO, il primo luogo al mondo dichiarato “paesaggio culturale”. Questo cammino culminò nel 2014, con la nomina di Matera a Capitale Europea della Cultura 2019, consacrando il valore storico e culturale della città.
Le sfide del presente
Durante un incontro al Cinema Comunale, il sindaco Raffaello De Ruggieri ha ricordato che la Legge 771 non fu applicata integralmente. In particolare, l’articolo 13, che prevedeva la costituzione di un Ufficio Sassi con personale tecnico e amministrativo dedicato, non fu mai realizzato. Oggi, il sindaco è impegnato nel colmare questa lacuna, lavorando per istituire l’ufficio e assumere 14 figure professionali.
A trent’anni dall’approvazione, la Legge 771 è stata rifinanziata con 20 milioni di euro per il periodo 2016-2019, confermando il ruolo centrale del recupero dei Sassi nello sviluppo della città.
Un modello di democrazia partecipata
L’incontro al Comunale ha visto la partecipazione di diversi ex sindaci, sottolineando l’importanza di unire l’intera comunità cittadina e amministrativa per affrontare le sfide future. Il cammino di Matera è un esempio di come la partecipazione attiva e l’orgoglio per le proprie radici possano trasformare un luogo simbolo di miseria in un modello di rinascita culturale e sociale.
Fonte:
“Trent’anni dalla Legge 771 dei Sassi; la storia dagli abissi alla luce”
TRM Network




